Il risparmio annuale delle caldaie a condensazione

Nell’articolo sul rendimento avevamo visto che in media una caldaia a condensazione è in grado di ottenere uno sfruttamento del combustibile di almeno il 15% in più rispetto ad una caldaia convenzionale (calcolato sul 111% del calore totale disponibile nella combustione).

Per capire come ciò si traduca in un preciso risparmio energetico è bene avere presenti i fattori in gioco nello sfruttamento della caldaia e che possono fare variare considerevolmente il risparmio finale ottenibile.

Avevamo già visto come il fattore principale sia la temperatura dell’acqua a cui lavora l’impianto. Più questa è bassa e maggiore è la quantità di vapore acqueo che riesce a condensarsi e di conseguenza maggiore è il rendimento energetico. L‘ideale sarebbe quindi lavorare a temperature di funzionamento molto basse, circa 30-40 gradi. Ciò però di fatto è raramente possibile perché bisogna fare il conto con tre essenziali fattori la cui combinazione stabilisce la temperatura minima a cui è possibile far funzionare l’impianto per ottenere una determinata temperatura ambientale.

Il primo fattore è la temperatura esterna. Più questa è bassa più il calore passerà velocemente dall’interno dell’ambiente all’esterno e più quindi bisognerà “rimpiazzarlo” velocemente, cosa che implica avere dei radiatori più caldi e quindi una temperatura di funzionamento dell’impianto più elevata.

L’altro fattore è il grado di isolamento dell’immobile riscaldato dalla caldaia. Migliore è l’isolamento termico, minore sarà la velocità di passaggio del calore dall’interno all’esterno. Di conseguenza, per la ragione su riportata per il primo fattore, peggiore è l’isolamento termico, maggiore dovrà essere, a parità di altre condizioni, la temperatura a cui funziona l’impianto della caldaia.

Infine vi è il fattore della superficie dei radiatori, perché più questa è ampia, più velocemente l’impianto sarà in grado di dare calore all’ambiente, aumentandone la temperatura, cosa che , sempre per la ragione su riportata, permetterà di far funzionare l’impianto a temperature più basse.

Riassumendo il tutto, più il clima è rigido e l’immobile male isolato e dotato di radiatori di piccole dimensioni, più l’impianto di riscaldamento dovrà lavorare ad alte temperature. La situazione ideale per sfruttare al massimo una caldaia a condensazione sarebbe quindi quella di un clima relativamente mite con un immobile ben isolato e dotato di ampi radiatori. Tale situazione è di rado ottenibile, per lo meno per la maggior parte degli immobili italiani. Ma questo non significa che le caldaie a condensazione non siano convenienti in tali casi, perché come abbiamo già visto nell’articolo sul rendimento, anche lavorando a temperature ben più alte dei 30-40 gradi ideali, una caldaia a condensazione è in grado di fornire egualmente notevoli risparmi energetici.

Si faccia inoltre particolare attenzione al fatto che, sebbene un clima mite permetta, a parità di altre condizioni, di far lavorare la caldaia a temperature più basse, consentendo maggiori rendimenti, nondimeno sono i climi rigidi che beneficiano maggiormente dell’uso di una caldaia a condensazione. La ragione è che in tali climi la caldaia viene utilizzata per un numero di ore giornaliere ben più alto che nei climi miti cosa che di conseguenza aumenta il risparmio finale ottenibile.

Un’altra questione da avere presente è che la maggior parte degli immobili italiani sono dotati di radiatori di dimensioni maggiori rispetto a quelle necessarie per riscaldare l’ambiente in cui sono stati installati, cosa che li rende adatti all’utilizzo con caldaie a condensazione. Inoltre sono ormai già moltissimi gli immobili dotati di un sufficiente livello di isolamento termico, che anche se non è il massimo ottenibile è tale da permettere un sufficiente sfruttamento di una caldaia a condensazione.

Detto questo possiamo ora andare a vedere quanta energia è possibile risparmiare ogni anno con una caldaia a condensazione, prendendo in esame una famiglia media residente in un comune di zona climatica “E”. Al riguardo si tenga presente che a tale zona appartengono città come Milano, Torino, Bologna e moltissimi comuni del centro e del nord e che con i suoi 4.271 comuni è la zona climatica più estesa.

Il risparmio medio ottenibile dalla famiglia in questione ammonta a circa 1050 KWh ogni anno. Convertire questo ammontare in Euro, non è immediato, dato che entrano in gioco diversi fattori, quali l’azienda fornitrice del gas, la fascia di consumo a cui la famiglia appartiene, e altri ancora. Con una certa approssimazione possiamo comunque dire che il risparmio sulla bolletta energetica si aggira sui 230-250 Euro/anno.

Per calcolare quanto è davvero conveniente adottare una caldaia a condensazione in una situazione del genere è sufficiente considerare che la vita media di una caldaia si aggira sui 15 anni e che la maggiorazione di costo di una a condensazione rispetto ad una convenzionale può andare dai 250-300 Euro sino ai 1000-1200.
Facendo il calcolo si ottiene un risparmio complessivo su 15 anni, di circa 3.500 Euro. Risparmi ancora maggiori sono ottenibili adottando appositi radiatori di dimensioni maggiori e implementando un alto livello di isolamento termico.

In conclusione possiamo dire che tutti questi dati mostrano come l’installazione di una caldaia a condensazione risulti alla fine conveniente nella grande maggioranza dei casi, anche nelle situazioni in cui si continui ad utilizzare l’impianto di riscaldamento esistente e inoltre al netto del maggiore costo della caldaia a condensazione rispetto ad una convenzionale. Cosa che smentisce le affermazioni di chi ritiene che le caldaie a condensazione portino ad un reale beneficio economico solo con l’uso appositi impianti e radiatori.